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Scienziate italiane scoprono l’oggetto più lontano nell’Universo

luglio 7, 2008

Fonte: Quotidiano.net, 7 ottobre 2007

A realizzare la scoperta sono state cinque astrofisiche dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, guidate da Loredana Bassani, dirigente di ricerca dell’Inaf-Iasf di Bologna: “All’inizio era solo un tenue bagliore proveniente da una zona remota dell’Universo”. A stanarlo è stato il satellite Integral che lo ha scoperto a miliardi di anni luce dalla Terra.

È l’oggetto più lontano mai osservato, uno tra i più remoti in assoluto nell’Universo. A stanarlo è stato il satellite Integral che lo ha scoperto a miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un quasar che brilla di luce gamma, un buco nero in grado di emettere una quantità di energia spaventosa. E per alimentarsi, trangugia ogni settimana l’equivalente del nostro Sistema Solare.
A realizzare la scoperta sono state cinque scienziate italiane, tutte astrofisiche dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, guidate da Loredana Bassani, dirigente di ricerca dell’Inaf-Iasf di Bologna.

Stanare dalle profondità dell’Universo questo buco nero super energetico dall’impronunciabile nome di IgrJ22517+2218, non è stato facile. “All’inizio -spiega l’Inaf- era solo un tenue bagliore proveniente da una zona remota dell’Universo”. Ed a catture questo bagliaro era stato Ibis, uno strumento sensibile ai raggi gamma disegnato e realizzato in Italia, sotto la guida di Pietro Ubertini, dell’Inaf-Iasf di Roma, montato a bordo del satellite Integral dell’Agenzia Spaziale Europea. Ma non si sapeva cosa potesse generarlo.

È stato per questo che cinque ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica hanno dunque voluto vederci chiaro. Così, in collaborazione con altrettanti colleghi dell’Università inglese di Southampton, della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Italiana, le scienziate gli hanno dato la caccia con un secondo satellite, Swift, questa volta mettendo in campo Xrt, un rivelatore sensibile ai raggi X.
Una tenacia quella delle studiose del Bel paese che è stata premiata. E la realtà è venuta a galla. A produrre quel tenue bagliore, che poi si è rivelato essere un fascio d’energia di potenza immensa, era uno tra gli oggetti più distanti mai scoperti, e certamente il più lontano che Integral abbia mai osservato: un quasar, ovvero un buco nero. Un vero e proprio “faro naturale” ma, spiegano gli esperti dell’Inaf, anche un “fossile” dai recessi del tempo.

Questo buco nero è infatti talmente remoto che la sua luce, e dunque l’immagine che ora hanno visto gli scienziati risale a miliardi di anni fa. Ed è un quasar da record, subito battezzato IgrJ22517+2218. “Igr sta per Integral, il satellite che lo ha individuato -spiega Bassani- e i numeri che seguono questa sigla ne indicano la posizione nel cielo. Ma tra noi lo chiamiamo più semplicemente High Zeta Quasar, ovvero quasar ad alto zeta”.

Nel gergo degli astrofisici, infatti, la parola “zeta” viene usata per esprimere la distanza di un oggetto. E quello del quasar appena scoperto è uno “zeta” decisamente assai elevato, “per l’esattezza, 3.668, praticamente -sottolinea Bassani- ai confini dell’Universo”. “Il sospetto già l’avevamo, ma quando è diventata una certezza -confessa la ricercatrice- abbiamo esultato per la soddisfazione”.

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